La propria storia come cammino di libertà
I ragazzi di Chisinau e la «consegna delle croci»
È stato un gesto molto commovente la «consegna delle croci»,
all’inizio di marzo, da parte dei ragazzi di strada di Chisinau a Don
Cesare Lodeserto e agli altri amici presenti con lui in Moldavia. I
ragazzi ospiti della Casa-famiglia della Fondazione hanno infatti
realizzato nel loro laboratorio del legno piccole croci decorate
secondo lo stile moldavo, da regalare agli amici della Fondazione. Si
tratta di un gesto di grande significato simbolico, che così commenta
don Cesare Lodeserto: «I ragazzi hanno voluto costruire con le proprie
mani la “crocifissione della loro storia”, collocando sulla croce la
loro stessa esistenza di crocifissi alla ricerca della libertà e della
resurrezione della loro vita. Ciò che hanno prodotto è il frutto della
sensibilità interiore, molto profonda, che caratterizza la loro
sofferenza, e nello stesso tempo della consapevolezza che, nonostante
la tristezza della loro vicenda umana, per loro esiste ugualmente la
possibilità di sorridere, di vivere, di amare ed essere amati. Questa
croce oggi la consegnano a noi, perché diventi il segno visibile della
nostro amore per loro, perché possa penetrare nel nostro cuore fino
alla condivisione totale».
Le croci realizzate dai ragazzi esprimono con genuinità ed efficacia
sentimenti e valori che tutti possono facilmente cogliere. Prosegue don
Cesare: «Osserviamo con attenzione queste piccole croci, soffermiamo
lo sguardo sulla serenità dei bambini riportati nel disegno, sui loro
abiti poveri, lasciandoci abbracciare dal loro desiderio di affetto.
Sono pagine della loro storia di sofferenze, scritte in poco spazio, ma
perfettamente leggibili. Sono parole che non potranno mai essere
espresse in altro modo e che manifestano fin troppo chiaramente
contenuti di sofferenza, ma anche di resurrezione. Loro ci hanno detto
tutto! Forse noi non siamo nella condizione di leggere quanto è scritto
sulla croce, perché la lettura richiede condivisione, coraggio di
entrare nella sofferenza, forza nell’accettare le loro miserie, per poi
vincerle insieme».
«I ragazzi di strada ospiti della Fondazione Regina Pacis – prosegue
don Cesare – sono giunti a produrre questo meraviglioso lavoro dopo un
lungo cammino di riflessione e soprattutto di conoscenza della loro
condizione. Oggi ci viene consegnata la croce! Ha il sapore di un
mandato o di una missione per loro. Portarla con sé deve essere una
scelta di vita: guai se fosse una moda o solo l’ostentazione di
qualcosa di bello. Appenderla al collo, vorrà dire collocarla accanto
alle altri croci della vita di ciascuno. Stringerla fra le proprie
mani vorrà rappresentare un momento di ricordo, di condivisione, di
vita insieme, ma soprattutto di preghiera, perché chi prega per l’altro
diventa l’altro e per l’altro vive.
Un grazie di vero cuore ai ragazzi di strada, perché ci hanno
consegnato la loro storia di crocifissi. Ne avevamo bisogno, perché
d’ora in avanti ci parleranno con questo segno, che la fede dice di
essere sempre vincente, e riportato nella nostra quotidianità ci parlerà
sempre di Dio e degli uomini. Un grazie anche ad Ilie e suor Leo,
silenziosi e meravigliosi compagni di viaggio della Casa-famiglia
Regina Pacis di Chisinau, oltre a quanti in forme diverse, sia in
Italia che all’estero, ci aiutano in forme diverse ad andare avanti».
Chi desiderasse richiedere in dono la croce dei ragazzi della
Casa-famiglia Regina Pacis di Chisinau può scrivere una mail a fondazione@reginapacis.org