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Aiutiamo i cittadini moldavi detenuti nel carcere di Verona

Creare una rete di collegamento tra i moldavi detenuti nel carcere di Verona e le loro famiglie di provenienza. Lo ha proposto, secondo quanto riferito da coloro che hanno potuto incontrarlo, don Cesare Lodeserto, il quale nel carcere di Verona ha conosciuto numerosi detenuti di provenienza moldava e ha discusso di questa idea con i cappellani del penitenziario veronese, Don Luciano e Fra Beppe.

Tra i detenuti moldavi, molti lamentano il fatto di non aver più potuto entrare in contatto con le famiglie, di avere enormi difficoltà di comunicazione e soffrire la penuria di beni di prima necessità. Effettuare i colloqui con le famiglie di origine è per lo impossibile, per vari motivi: grande distanza, povertà, non concessione dei visti di ingresso in Italia per i familiari, presenza di parenti in Italia privi di permesso di soggiorno. Difficoltà reali, che rendono più difficile la detenzione dei moldavi.

A quanti vorranno dare una mano, i cappellani forniranno i loro indirizzi e gli indirizzi delle famiglie, per avviare in Moldavia una rete di contatti e collegamenti. La Fondazione Regina Pacis, su espressa volontà di don Cesare, valuterà anche situazioni di particolare povertà di alcune famiglie per effettuare interventi straordinari a giusto sostegno.

Se tale iniziativa prendesse piede anche in altre città, ad esempio con la collaborazione di amici della Moldavia, delle Caritas locali, di volontari e di altri, si potrebbe creare una rete di solidarietà e di amicizia di grande valore. Prendendo contatto con i cappellani delle carceri, si potrebbero ad esempio far pervenire ai detenuti moldavi francobolli per spedire le lettere, materiale igienico di vario tipo, sigarette, piccole somme di denaro (non da spedire ma da inviare sul conto corrente personale che è depositato presso la “matricola” del carcere), riviste in lingua romena o russa. Una rete di solidarietà nello stile dell’azione che da sempre caratterizza la Fondazione Regina Pacis: accanto ai più poveri e a chi è più dimenticato.

(aprile 2005)

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