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«Caro don Cesare…»
Lettere ad prete detenuto


Innumerevoli sono le testimonianze di affetto e vicinanza espresse in queste settimane a don Cesare Lodeserto da amici, collaboratori, persone che sono state aiutate dalla Fondazione Regina Pacis, e anche da sconosciuti amici. Pubblichiamo qui alcune tra le lettere più toccanti.



Tua mamma: «Non arrenderti, i tuoi amici poveri ti aspettano»

Ciao Monsignore,
non puoi e non devi pensare che la tua mamma possa averti dimenticato.
Il mio costante pensiero e la mie preghiere sono per te, come per gli altri miei figli.
Ovviamente ora ne hai più bisogno tu.
Perciò ti dico «forza», non arrenderti, perché presto tornerai tra i tuoi veri amici, i poveri, per i quali hai dedicato la tua esistenza e la tua missione sacerdotale.
Ti abbraccio con tutto l’amore che una mamma può dare.
Mamma

I tuoi amici: «Continua a camminare con coloro per i quali hai donato la vita»

Caro don Cesare,
un forte abbraccio da noi tutti e grazie per tutto quello che stai facendo per noi. Non ci sono parole per spiegare il dolore per la tua mancanza.
Abbiamo bisogno di te, prendi forza e vai avanti, sperando in Dio. Non crollare e pensa solo a quanti hanno bisogno di te, pensa a tutti coloro che senza te sono nulla e che solo tu hai saputo portare avanti, anche se oggi ti trovi in questa situazione e solo perché sei sulla strada giusta.
Non devi piangere o abbassare la testa. Devi alzarti e camminare accanto a coloro per i quali hai donato la tua vita ed oggi anche la tua libertà.
Non hai fatto male a nessuno. È sempre accaduto il contrario: ti hanno fatto del male, ma tu hai sempre saputo perdonare, perché eri, sei e sarai un uomo di Dio.
Abbiamo capito tanto, ma non è il momento di fermarci e solo il momento di capire di più. Noi siamo con te e ti vogliamo bene. Vai avanti.
Lettera firmata

Sveta: «Mi hai voluto bene, ora sono una donna libera. Grazie padre mio»

Caro don Cesare,
stavo preparandomi per andare a lavorare e dalla TV ho ricevuto la notizia di quanto è accaduto.
Non voglio lavorare. Non mi importa, per me è una giornata triste, vorrei prendere il treno e venire a Verona, e poi urlare davanti al carcere, per dire a tutti chi sei veramente.
Piango! Credo di non aver mai pianto tanto in vita mia, perché hanno fatto del male a mio “padre”, a te don Cesare, padre della mia vita, della mia forza, del mio vivere di ogni giorno.
Ho sul comodino una tua foto! Scrivo e la riguardo, mentre le lacrime bagnano i fogli. Sto male!
Ricorda la sera in cui ti ho conosciuto. Eravamo tante ragazze e venivamo da Roma, dove io, fino a poche ore prima, avevo fatto la prostituta. La Polizia ci prendeva in giro, rideva per come eravamo vestite, ci toccavano. Che brutto momento. Noi eravamo delle prostitute e loro dei poliziotti.
Poi sei arrivato tu ed allora tutti hanno smesso di fare gli stupidi. Ho incrociato il tuo sguardo e sentito le prima parole, ma non sapevo che eri un prete cattolico, eppure in quel momento ho riacquistato fiducia.
Oggi, grazie a te, non faccio la prostituta. Non l’ho fatto più da quella sera, da quando tu mi hai voluto bene come un padre, buono e severo, ma sempre attento.
Grazie a te per la prima volta ho mandato a casa dei soldi non guadagnati vendendo il mio corpo. Grazie a te sono una donna, libera, serena. Ho comprato il motorino, lavoro bene, sto prendendo la patente. Grazie a te nessuno mi chiama «puttana». Grazie a te ho compreso cosa significa amare. Grazie a te ho un padre.
Ma queste cose non servono a nulla, perché il bene che hai fatto a me non servirà mai nel tribunale. Se lo dico ai giudici, neanche mi crederanno. Ed allora, caro don Cesare, a chi lo devo dire per essere creduta? Lo so, me lo hai insegnato tu, lo devo dire a Dio.
«Padre nostro che sei nei cieli, sappi che prima di te ho conosciuto un altro padre, un po’ più piccolo, ma non tanto, che si chiama don Cesare, il quale mi ha fatto tanto bene, ma veramente tanto, vedi un po’ tu cosa puoi fare per lui. Aiutalo. Io non posso. Vai tu da lui e digli che gli voglio tanto bene».
Don Cesare, vedi come sono diventata brava, ho imparato anche a pregare e lo faccio per te, perché sei mio padre e sapendo che sei nella sofferenza, so che pregando Dio, lui ti farà conoscere tutto ciò che voglio dirti. Dopo ti arriverà anche questa lettera, sporca di lacrime.
Grazie don Cesare, mio padre.
Un bacio.
Sveta

(aprile 2005)

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