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Grazie, amatissimo Giovanni Paolo II
Testimone dell’amore immenso di Dio


Lo hanno definito il «Papa dei record» e «Grande».

Della sua immagine si sono impossessati da sempre i mass-media, attenti a scrutare ogni suo gesto, afferrare ogni sua parola, documentare ogni momento della sua vita e della sua azione pastorale, spiare i segni del suo decadimento fisico, il declino inarrestabile delle sue forze. Con spirito indomabile si è battuto contro la malattia e gli handicap che essa gli procurava, tentando di dominarli, forte della sperimentata protezione di Maria. Ha voluto essere fino alla fine sulla ribalta del mondo come un soldato in trincea, anche solo comparendo fugacemente dietro i vetri di una finestra per la benedizione. Ai giovani, tanto cari al suo cuore, sono andati il suo ultimo pensiero e l’ultima parola sussurrata con fatica e in modo impercettibile: «Grazie!».

Ora che «tutto si è compiuto» ci sentiamo tutti più orfani, più deboli, più vulnerabili. Manca già tanto la sua figura paterna a noi che gli abbiamo voluto sempre bene, ma, con sorpresa, manca anche agli uomini di tutto il mondo, credenti e non, che, commossi e confusi, testimoniano la loro ammirazione e il loro dolore nei modi più svariati.

Non c’è chi non gli riconosca un amore sconfinato per l’uomo, che egli, sulle orme di Cristo, ha sempre sognato e voluto libero dai bisogni e dall’oppressione, in pace con se stesso e con tutti.

È stato gigante nella fede, testimone instancabile della carità, che ha vissuto senza tentennamenti, scoraggiamenti e paure, sfidando i potenti della Terra e annunciando, strada facendo, con forza e con passione il Vangelo allo scopo di fare incontrare ogni uomo con Cristo, di assicurare a ciascuno dignità e umanità rinnovata.

Addossando su di sé, come ha fatto Cristo con il peccato, tutti gli errori e le colpe dei cristiani e della Chiesa, si è fatto «piccolo», «povero», «sofferente», circoscrivendo la sua vita tra la «Grotta» e il «Calvario», e ha chiesto umilmente e semplicemente «perdono». Sconfessando secoli di incomprensioni e di isolamento, ha costruito «ponti», allacciato rapporti, avuto contatti costruttivi con gli uomini di tutte le confessioni religiose.

Ha tenacemente incarnato l’amore appassionato di Dio per l’uomo, per tutto l’uomo e per tutti gli uomini, rivelandone il volto misericordioso e paterno.

Davanti ad un Uomo di tale statura morale e spirituale non possiamo che chinare la testa e ringraziare Dio per averci fatto un dono così grande.

Don Attilio Mesagne

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