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«Progetto Exodus»: aiuto alla reintegrazione delle nostre ospiti nei gruppi sociali di provenienza, prevenzione e adozione di famiglie a distanza

Si tratta del più importante e paradigmatico progetto del programma «Ali nuove». Il ritorno in patria di giovani donne che hanno dovuto attraversare esperienze dolorosissime assume il significato simbolico della rottura di una catena, dell’affrancamento da una schiavitù, del superamento di una serie di condizionamenti e della risoluzione di una condizione di profonda indigenza, solitamente all’origine del progetto migratorio.

L’esame attento del fenomeno ha indotto a ritenere che il rientro in patria richiede, dal punto di vista del soggetto che lo deve decidere e volere: la consapevolezza che ci si è finalmente liberati dalla condizione di dipendenza e di sfruttamento; la sicurezza di poter contare su una qualche rendita economica, anche modesta, ma tale da poter far fronte ai bisogni fondamentali ed elementari della famiglia di provenienza; la sperimentata percezione di una recuperata autonomia psicologica; la possibilità di poter comunque contare su un’azione di supporto e di sostegno.

È apparso quindi chiaro che lo strumento privilegiato del progetto «Exodus» è l’adozione, intesa come assunzione di responsabilità (anche affettiva, pedagogica e culturale) da parte di una famiglia che se ne fa carico, non già nei riguardi di una delle ragazze ospitate dal Centro di prima accoglienza, ma della sua famiglia e quindi anche dei suoi bisogni materiali.
L’esame della situazione nei Paesi d’origine – soprattutto Moldavia, Romania, Kossovo – induce a credere che dal punto di vista economico occorra ben poco (se si prende come termine di riferimento l’economia ordinaria di una famiglia media italiana). Ma con questo poco è possibile salvare un’intera compagine familiare. Le ospiti del Centro Regina Pacis, peraltro, segnalano disagi profondi al solo pensiero dei bambini, piccolissimi, lasciati in patria e al cui sostentamento bastano, per un mese, somme molto vicine a quello che numerose famiglie italiane spendono per una sola cena.

La realizzazione del progetto esige una rete di famiglie particolarmente sensibile e un gruppo di conduzione che si faccia carico dei problemi logistici, delle questioni giuridiche, dell’assistenza psico-pedagogica e, più in generale, del monitoraggio dell’intera iniziativa. Mai, come in questo caso, possiamo dire che il successo del progetto è ampiamente esposto alla generosità di chi vuole consegnare «ali nuove» a ragazze che hanno sperimentato il dolore e la sevizia, la vergogna e la sofferenza, la tristezza e l’abbandono.
Il progetto «Exodus» assume il suo nome con esplicito riferimento al lungo cammino che ciascuna di loro ha compiuto per fuggire dalla propria terra e per poi tornarvi, come si tornerebbe ad una terra promessa, attraverso una peregrinatio che non è priva di incertezze e di ostacoli, ma che è anche ricca di accoglienza e di condivisione. Il ritorno alle proprie radici e ai propri affetti è troppo spesso un sogno rimosso o soltanto rinviato, in attesa dell’autosufficienza economica. Occorre allora muoversi perché il sogno diventi progetto e quindi realtà.

PROGETTI


REGINA PACIS
DOMUS
EXODUS
SALLENTUM
CONVIVIUM
SS. COSMA, DAMIANO
MARTA
«TRATTA NO»
ADOZIONI A DISTANZA

OPERE IN MOLDAVIA