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«Progetto Domus»: integrazione psico-sociale e culturale di donne straniere che siano state vittime di traffici finalizzati allo sfruttamento sessuale

Per molti aspetti la vita, la tutela e le attività offerte dal Centro Regina Pacis non possono essere pensate se non per tempi brevi, come risposta tempestiva ai bisogni di prima emergenza e come avvio a forme più mature di autonomia e di responsabilizzazione attraverso percorsi di protezione sociale.
In molti casi però la sosta delle cittadine trattenute si prolunga nel tempo per disposizione dell’autorità inquirente e per le connesse esigenze di tipo processuale. Il progetto «Regina Pacis» introduce perciò al progetto «Domus» nel quale trova sviluppo e approfondimento.
Già la sua denominazione – progetto «Domus» – richiama l’immagine simbolica della casa, del focolare domestico, del piccolo gruppo e quindi dell’abitazione autonoma. Non a caso: si è infatti pensato di dover assecondare la naturale propensione al piccolo gruppo, dove il mondo dei sentimenti e degli affetti può trovare espressione e finalizzazione positiva, dando risposta produttiva al bisogno di mantenere relazioni allargate all’ambiente circostante, all’aspettativa di realizzare forme di risparmio da destinare alle famiglie di provenienza e al desiderio di un completo affrancamento dal mondo della violenza e dello sfruttamento.

Il progetto si articola su tre azioni che si legano l’una all’altra secondo una sequenza modulata su ben precisi criteri pedagogici e terapeutici. Ciascuna azione si sviluppa all’interno di strutture e secondo modalità che vengono complessivamente definite «laboratori».

Laboratorio della gestione dei tempi, dei luoghi e dei ritmi dei vivere
Si sviluppa in piccoli appartamenti autonomi ubicati a ridosso del Centro Regina Pacis, che permettono la gestione indipendente di alcuni servizi e la fruizione di altri più complessi, come quello medico e quello psicologico. In ciascun appartamento viene offerta ospitalità a gruppi di tre o quattro ragazze e ad una coppia di sposi che assume la funzione di tutor, assicurando il corretto svolgimento del programma di recupero. Si tratta di abituare le ospiti ad aver cura di sé e degli spazi in cui vivono, di partecipare alle operazioni che scandiscono la vita quotidiana, di assumere piccoli oneri lavorativi, a volte anche all’esterno del contesto abitativo, secondo modalità che richiedono una scrupolosa osservanza dei tempi, dei luoghi e dei ritmi predefiniti dal gruppo, secondo ordinati schemi di vita. Vi si accede soltanto dopo l’esperienza positiva della cooperativa, prevista dal progetto «Regina Pacis».

Laboratorio del focolare domestico
In questo secondo e successivo laboratorio, le ospiti vengono accolte in appartamenti dislocati in diverse località d’Italia, in contesti urbani che per ragioni di sicurezza non vengono pubblicizzati. Anche in questo caso ci si affida alla funzione di tutor affidata ad una famiglia, non necessariamente convivente. Insieme alla ripresa e all’approfondimento dei motivi psico-pedagogici introdotti con il laboratorio precedente, vengono sperimentate la gestione autonoma della vita domestica (la spesa, il pagamento dei canoni, la cura della manutenzione ordinaria della casa) e l’assunzione compiuta di responsabilità operative all’esterno della casa.

Laboratorio della convivialità
Si tratta del prolungamento e della specificazione di quanto già previsto con il laboratorio precedente. Lo specifico di questa nuova esperienza è dato dalla partecipazione attiva alla vita del quartiere e all’assunzione di compiti a rilevanza sociale.

Il passaggio dal progetto «Regina Pacis» al progetto «Domus» e, all’interno di quest’ultimo, da un laboratorio a un altro, avviene in ragione dei progressi segnalati lungo il cammino verso l’autonomia, potendo quindi registrare tempi e fasi del tutto diversi a seconda dei casi. La conclusione del percorso di protezione sociale si caratterizza o per la fuoriuscita dal sistema e l’ingresso autonomo nella società civile italiana, previa acquisizione del permesso di soggiorno e regolare immissione nel mondo del lavoro, ovvero – e sembra essere l’aspirazione prevalente – con un rientro nella comunità di appartenenza. In questo secondo caso si pongono nuove ed ulteriori esigenze, per le quali si è deciso di predisporre l’apposito progetto «Exodus».

PROGETTI


REGINA PACIS
DOMUS
EXODUS
SALLENTUM
CONVIVIUM
SS. COSMA, DAMIANO
MARTA
«TRATTA NO»
ADOZIONI A DISTANZA

OPERE IN MOLDAVIA