|
Traffico di giovani donne
Si parla molto di questo triste fenomeno che coinvolge giovani donne moldave, anche in minore età. Il fenomeno esiste, anche se è evidente sul territorio della Moldavia un forte processo di presa di coscienza intorno al problema, perché l’informazione portata avanti da diversi organismi nazionali ed internazionali, anche della Chiesa cattolica, ha messo i giovani nella condizione di conoscere, di riflettere e di essere maggiormente consapevoli dei rischi verso i quali si va incontro nell’aderire a proposte di lavoro che riguardano attività in locali pubblici o forme subdole di coinvolgimento in lavori fortemente equivoci. Il traffico finalizzato allo sfruttamento sessuale ha anche un margine di consenso da parte delle vittime stesse, per questo bisogna riconoscere che esiste una percentuale di soggetti che sono consapevoli della scelta e della condizione in cui andranno a vivere e lavorare.
Il traffico delle donne è diretto verso nazioni dove è elevato il turismo sessuale e dove esiste una cultura di dominanza maschile, per cui la donna è solo un oggetto da utilizzare. Principalmente si tratta di Turchia, Israele, Paesi Arabi, Cipro, Grecia, l’area dei Balcani, quindi l’Italia, la Francia, la Germania e la Spagna. In Albania sono tuttora presenti molte giovani donne moldave, rimaste dal periodo in cui la “terra delle aquile” rappresentava il punto di partenza, via mare, verso l’Europa attraverso l’Italia. Nei Paesi sopra indicati è elevata la presenza di giovani donne moldave che sono sfruttate in locali pubblici, ambienti privati finalizzati alle attività sessuali a pagamento, almeno lì dove la legislazione lo consente, o lungo le strade in forma clandestina, come nel caso dell’Italia o della Francia, dove tale condizione è più visibile.
Le organizzazioni vanno distinte fra quelle che trafficano le donne e quelle che sfruttano le donne: le organizzazioni trafficanti reperiscono la ragazza sul territorio moldavo, la convincono, la prendono in giro o la rapiscono, per poterla successivamente vendere alle organizzazioni che sfruttano sul territorio. Le organizzazioni che trafficano sono per la maggior parte di provenienza russa, moldava e rumena. Le organizzazioni che sfruttano comprano la vittima e la gestiscono sul territorio, lucrando ingenti guadagni. Tali organizzazioni sono composte da soggetti slavi, rumeni, albanesi, marocchini ed ucraini, collusi con soggetti criminali del territorio dove è sfruttata la ragazza.
Ad una ragazza costretta a lavorare lungo le strade sono chieste 15-20 prestazioni sessuali al giorno, equivalenti ad un introito medio di 500-700 euro. Diversi sono gli introiti richiesti alle ragazze che lavorano in locali pubblici o “case chiuse”, dove inferiore è il numero di clienti, ma superiore il pagamento della prestazione, perché si tratta di clienti che vogliono la sicurezza sanitaria, non accettano sistemi di protezione nel rapporto, sono benestanti o uomini d’affari, per cui pagano al fine di avere la copertura dell’anonimato. C’è differenza tra coloro che lavorano lungo le strade e coloro che lavorano in abitazione, prendendo gli appuntamenti per telefono. La clandestinità limita molto l’utilizzo della ragazza, per cui tutto si svolge per strada o in casa. La condizione regolare sul territorio, invece, permette l’uso della ragazza in centri di benessere come massaggiatrici o accompagnatrici ed hostess, a prezzi elevatissimi, che raggiungono i 2.000 euro al giorno.
La ragazza rende all’organizzazione una somma intorno ai 15.000 euro al mese. L’introito della ragazza varia secondo le situazioni: nel migliore dei casi si tratta del 50%, in alcuni casi si aggira intorno ai 3.000 euro, altre ragazze vivono con una elargizione di 10 euro al giorno ed un mondo di promesse.
Lo sfruttamento della giovane cambia molto secondo il territorio, la tipologia criminale, il valore fisico della stessa donna, le leggi vigenti sul territorio in cui avviene lo sfruttamento. Il periodo di sfruttamento varia secondo i soggetti, ma non può essere troppo lungo. Una donna dell’età di ventiquattro anni non può offrire le prestazioni di una ragazza che va dai diciotto ai venti anni, per cui diminuisce il mercato e l’introito. Le organizzazioni hanno bisogno di donne giovani, ben consapevoli che la durata dello sfruttamento deve essere limitata, oltre ad avere necessità del ricambio continuo, al fine di sfuggire ai controlli delle forze di polizia.
Coinvolta nel meccanismo dell’organizzazione criminale, la donna incontra grande difficoltà ad uscirne, perché oltre a violenze fisiche inenarrabili, le vittime – tali sono! – vengono sottoposte a pressioni psicologiche, ricatti familiari e coinvolgimenti di ogni genere. La ragazza in alcuni casi sfugge al controllo dell’organizzazione, ma non avendo aiuti sul territorio corre il rischio di cadere nelle mani di altre organizzazioni o singoli soggetti sfruttatori senza scrupoli. Molte di loro ricevono aiuto dagli stessi clienti, per cui attraverso questi ultimi trovano una collocazione diversa.
In alcuni stati come Italia, Belgio ed in parte anche Olanda, la legislazione offre la possibilità di ricevere un permesso di soggiorno alle ragazze che chiedono aiuto e sono anche nelle condizioni di denunciare l’organizzazione che le ha trafficate e sfruttate. La volontà di tirarsi fuori dalla condizione di sfruttamento, collaborando o non collaborando con la giustizia, prevede l’inserimento in programmi di assistenza, la concessione di un regolare permesso di soggiorno, la formazione professionale, l’inserimento lavorativo ed anche il rimpatrio volontario.
Molte ragazze vengono trasportate da uno Stato all’altro, altre vengono uccise o di loro non si saprà comunque più nulla; aumentano i casi di donne che si ritrovano con gravi malattie, molte sono fermate dalla polizia ed espulse dal territorio. Lo sfruttamento produce poi in molti soggetti devastazioni psicologiche e psichiatriche, oltre a generare forme di autolesionismo e tentativo di suicidio. La ragazza affronta spesso gravidanze inaspettate ed indesiderate; per questo molte sono sottoposte ad aborti clandestini, anche con metodi rudimentali e senza l’assistenza sanitaria, o vengono fatte prostituire in stato di gravidanza in attesa di far nascere clandestinamente il bambino ed utilizzarlo nel mercato delle adozioni illegali e del trapianto di organi.
Esiste in Europa un’intensa attività promossa da tante organizzazioni, numerose della Chiesa cattolica, che incontrano le ragazze nei locali o lungo le strade, le aiutano a fuggire dai loro sfruttatori, operano per il recupero fisico e psichico, attuano nei limiti legislativi il reinserimento sullo stesso territorio, procedono per il ricongiungimento familiare. L’intensità del fenomeno ha prodotto poi ampi spazi di riflessione e di impegno concreto, a tutti i livelli, il cui valore va altamente riconosciuto. Qui si comprende quanto grande sia il valore assunto dall’intervento preventivo: se da una parte, infatti, bisogna lavorare lungo gli itinerari dello sfruttamento in Europa per incontrare e salvare le vittime, dall’altra è di estrema importanza offrire sul territorio moldavo il giusto supporto informativo.
|