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Disagio sociale
La Moldavia vive oggi una grave situazione economica che pone la popolazione in una evidente condizione di povertà. Ragioni interne alla vita della nazione, legate ancora alla disgregazione della vecchia Unione Sovietica e ad una mancata azione di sviluppo economico locale, unitamente a ragioni esterne soprattutto in riferimento all’evoluzione politica di tutta l’Europa – che vedrà nel prossimo 2007 la Moldova divenire il nuovo e reale confine di separazione tra l’Unione europea e l’Europa dell’Est – fanno ben comprendere in quale stato di incertezza viva il popolo moldavo.
Recenti statistiche hanno rilevato che il 50% della popolazione attuale non ha il minimo necessario per la sopravvivenza, il 38% riesce a portare innanzi in modo precario la propria esistenza, il 10% vive bene e senza alcun problema, il 2% è rappresentato dai ricchi. A tali indicazioni si aggiunga che il 25% della popolazione è in esodo migratorio verso altri Stati, per lo più d’Europa, sia in condizione regolare, che in condizione irregolare. Una stima dell’emigrazione dal Paese registra la partenza di circa 10.000 moldavi al mese.
Il disagio sociale è una realtà, che il popolo manifesta attraverso alcuni segnali preoccupanti come la sfiducia nei confronti della politica in genere e della pubblica amministrazione in particolare, la convinzione che ha valore solo la corruzione ad ogni livello, il timore che il Paese non ha futuro nella condizione attuale, la certezza che solo l’emigrazione può offrire soluzioni. È quindi opinione diffusa che bisogna andare via, a tutti i costi, dalla Moldavia. Il disagio cresce con l’avanzare dell’incertezza e della preoccupazione per il futuro, ma anche con i messaggi di benessere, non sempre autentici, che arrivano dai moldavi che sono già all’estero e che ostentano denaro e ricchezza, senza comprenderne la reale entità.
Il processo sociale della Moldova percorre le linee identiche a quelle di un Paese povero ma in crescita economica, ove il reddito si distribuisce in maniera iniqua, per cui chi è povero diventa sempre più povero e chi è ricco diventa sempre più ricco. Gli stessi benefici economici che vengono dalle rimesse, cioè dal denaro che i moldavi residenti all’estero inviano alle proprie famiglie periodicamente, non producono benessere per tutti, ma solo per pochi. Il più delle volte accade che si paghino i debiti maturati in passato o si paghino le tasse, si comprino abitazioni o si aprano attività commerciali di piccola entità, per cui si è fuori da una programmazione economica globale che dia valore di sviluppo. A tutto ciò si aggiungano fattori come l’elevata sfiducia nel sistema bancario, l’incertezza nell’affermazione del diritto in materia d’investimento, la forte influenza della corruzione.
Gli investimenti esteri sono incerti e timorosi, alcune volte eccedono nello sfruttamento della mano d’opera a basso costo, non attivando lo sviluppo economico reale. Ci sono nell’investimento estero anche degli aspetti positivi, in quanto vengono impiegate molte persone con remunerazioni superiori a quelle del mercato locale, sono trasferiti in Moldova know how, cioè conoscenze tecniche, manageriali e di mercato, con la creazione di indotto. Gli esperti in materia di sviluppo locale dichiarano che i modelli di sviluppo, basati anche sulla manodopera a basso costo, rappresentano il primo stadio di sviluppo adottato dai paesi dell’Asia, che però successivamente sono riusciti a fare una politica aggressiva di esportazione. Se la politica economica moldava facesse proprio tale sistema un po’ più aggressivo, le condizioni economico-sociali del territorio sarebbero diverse.
Parlare di disagio sociale significa, pertanto, che esistono dei problemi che il popolo paga ogni giorno sulla propria pelle, vivendo una reale condizione di povertà, dalla quale è difficile tirarsi fuori, se non emigrando. Ma per farlo bisogno avere forze fisiche e forze economiche.
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