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Accoglienza agli immigrati e lotta al traffico di donne

Con il drammatico flusso di ragazze dell’Est Europa trafficate per lo sfruttamento sessuale e la crescente multietnicità dei nostri ospiti (contati alla fine del 2000 in ben 56 nazionalità!), la nostra accoglienza ha dovuto apprendere forme e competenze diverse, adattandosi alla specificità delle varie problematiche umane. Così da qualche anno a questa parte l’azione della Fondazione Regina Pacis si è andata focalizzando attorno a tre obiettivi specifici:

migliore integrazione degli immigrati (giunti clandestinamente e successivamente regolarizzati) sul territorio italiano, mediante progetti di inserimento lavorativo, ricerca di primo lavoro, ricerca di abitazione, inserimento scolastico di minorenni;

programmi di protezione e integrazione psico-sociale di ragazze straniere, sia maggiorenni che minorenni, vittime di traffici finalizzati a sfruttamento sessuale;

attività di cooperazione, mirante allo sviluppo locale, con i Paesi di provenienza delle ragazze vittime della tratta.

Particolare rilievo è andata progressivamente assumendo l’azione a favore delle giovani donne sottratte al mondo della prostituzione e dello sfruttamento. A tal fine, la Fondazione ha elaborato e sta attuando progetti di intervento ben definiti, che in un qualificato percorso articolano assistenza e protezione, integrazione psico-sociale ed eventuale reintegrazione nei gruppi sociali di provenienza delle giovani donne. Qualificati operatori e apposite strutture direttamente gestite dalla Fondazione Regina Pacis supportano e accompagnano l’attuazione di questi progetti in Italia e in Moldavia, Paese di provenienza di numerose vittime della tratta.

Con lo slancio del cuore e la forza della legge

Questi anni così densi di storia, esperienze e sacrifici, vissuti a contatto quotidiano con situazioni umane sempre esigenti e non di rado conflittuali, hanno visto la Fondazione Regina Pacis impegnata in una continua riflessione. Chi serve gli immigrati si trova spesso davanti al difficilissimo compito di dover coniugare solidarietà e legislazione – e tutti siamo ben consapevoli che non sempre la legge riesce a entrare nella storia dell’uomo e a mettersi al suo servizio. Reale è dunque il rischio di camminare lungo un confine delicatissimo e non sempre ben definito, rispetto al quale occorre talvolta saper andare anche oltre se si vogliono scrivere – non nella rarefazione dell’accademia o in distaccate aule di dibattito, ma lì dove urgono le drammatiche esigenze di tanta povera gente – pagine di solidarietà che nessuna legislazione potrà forse comprendere e prevedere. Al tempo stesso, sono necessari coraggio e intelligenza per proporre efficaci analisi e adeguate considerazioni – soprattutto in riferimento alle diverse legislazioni europee – in grado di accompagnare e interpretare il continuo evolversi del fenomeno migratorio. L’accoglienza quindi, che mai sarà fine a se stessa, deve diventare utile strumento di analisi e conoscenza del fenomeno, capace di stimolare approfondite riflessioni e condizionare anche le scelte politiche. Con un unico e preciso fine: la ricerca del bene comune e l’aiuto concreto ai più deboli.

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