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«Noi, avvocati, conquistati dalla carità in Moldavia»
A colloquio con due amici della Fondazione Regina Pacis
«Sono venuto a conoscenza dell’attività della Fondazione Regina Pacis per caso. Sono trascorsi quasi due anni da quando un cliente mi parlò di don Cesare…». Comincia così la testimonianza di Simone Curi (SC), giovane avvocato di Verona, che insieme all’amico e collega Maurizio Ancora (MA) racconta in questa intervista l’impegno di carità e volontariato in Moldavia, insieme alla Fondazione e a don Cesare Lodeserto.
Come e quando vi siete avvicinati alla Fondazione?
SC - Sono venuto a conoscenza dell’attività della Fondazione Regina Pacis per caso. Sono trascorsi quasi due anni da quando un cliente mi parlò di don Cesare. Ebbi la possibilità di conoscere la sua figura così carismatica nel corso di una cena che era stata organizzata da questo stesso cliente a Verona. La cena andò malissimo, in quanto uno degli ospiti ci fece fare una figuraccia con don Cesare. Noi, nel tentativo di ripagare, ci offrimmo disponibili a partire subito per la Moldavia e toccare con mano la sua attività. La settimana successiva eravamo già lì. È cominciata così la mia avventura…
MA - Io mi sono avvicinato invece a questa realtà molto più di recente, circa tre mesi fa, quando ho avuto la fortuna di ascoltare l’esperienza di un amico, già coinvolto nel progetto della Fondazione in quanto progettista di una Chiesa in costruzione a Chisinau. Lui mi ha parlato per primo dell’attività della fondazione, e di don Cesare. Da quel momento ho avvertito l’esigenza di avvicinarmi a questa attività, e mi sono recato in Moldavia, dove ho vissuto un’esperienza umana e spirituale molto importante. Sono rimasto molto colpito da come la Fondazione lavora, dall’attività realizzata, da quanto essa sia vicina alla povera gente, e soprattutto ai bambini, che a Chisinau usano vivere nei tombini e ai quali la Fondazione Regina Pacis ha donato un tetto e un pasto caldo.
In cosa consiste la vostra attività di volontariato?
SC - La mia esperienza di volontariato, in simbiosi con quella di altri amici veronesi e dell’associazione Fidus Acates, è maturata man mano che è cresciuto il rapporto di amicizia e complicità con don Cesare, e consiste in una totale condivisione di quelli che sono gli obiettivi della Fondazione Regina Pacis in Moldavia. Mi riferisco a tutte quelle iniziative, tutti quei progetti, che non sono solo limitati alla carità, ma anche alla crescita, intesa nel senso economico, spirituale, sociale. Un intervento non finalizzato ad un aiuto per un tempo limitato, ma un progetto teso a migliorare e potenziare le capacità ed abilità della gente moldava. Personalmente ho contribuito, nella stessa misura di altri, alla realizzazione del famoso forno a Chisinau, che sforna pane tutti i giorni e per tantissima gente. È stata un’esperienza stupenda. Il valore anche simbolico della consegna del pane è grandioso…
MA - La mia esperienza di volontariato? Per quelle che sono le mie possibilità personali e professionali, mi impegno ad essere vicino in ogni senso ai progetti della fondazione, e a contribuire modestamente al proseguimento di questi scopi umanitari.
Qual è stata la vostra esperienza con Don Cesare?
MA - Don Cesare è stato una rivelazione. Sebbene, per necessità professionali, io non sia molto vicino al tessuto sociale salentino, leggo le cronache. Conoscere don Cesare significa fare chiarezza, significa avere la rivelazione di un uomo completamente diverso rispetto a ciò che una campagna mediatica e giudiziaria denigratoria ha reso. Sono colpito da quanto faccia in Moldavia, da quanto siano grandi la sua dedizione e il suo impegno verso gli altri, da quanto sia enorme il suo spirito cristiano e caritatevole. Ad assistere alla sua attività in Moldavia, a contemplare la bellezza della carità si rimane stupefatti, senza parole.
SC - Tutto questo vale anche per me. Oltre a condividere totalmente la sua idea di carità, provo grandissima stima per un uomo che ha superato con grande fede e dignità un’esperienza allucinante. Grande stima, quindi, ma soprattutto grande riconoscimento per quello che ci sta insegnando e che, spero, continuerà ad insegnarci.
A proposito di futuro, quali sono i progetti in atto?
MA - La Fondazione Regina Pacis ha grandissimi progetti per il futuro. Il più imminente è la messa in posa, nel mese di luglio, della prima pietra di nuove costruzioni, tra cui una chiesa progettata gratuitamente dall’ing. Tessitore, l’amico di cui parlavo in precedenza. Sono in programma numerose attività didattiche e sociali, volte soprattutto ai bambini e alle persone meno abbienti. Per ciò che mi riguarda, il mio progetto futuro relativo alla Fondazione è totale e indiscussa disponibilità a collaborare. Per il resto, sono cose private e molto personali.
SC - A breve procureremo un veicolo attrezzato per la distribuzione di pasti caldi in Moldavia, in modo tale da raggiungere punti della città più periferici e difficili da raggiungere. Vorremmo poi collegarci con la Moldavia via webcam con l’obiettivo di abbattere le distanze e consentire alla persone moldave che vivono qui in Italia di parlare e vedersi, a costo zero, con le loro famiglie. Stiamo portando avanti tanti progetti, tante idee, tantissimi sogni… Spero che i progetti per il futuro non mancheranno mai-
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