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«Non abbandonare il tuo bambino!»
Informazione e sostegno alle madri in difficoltà
I mezzi di informazione segnalano con enfasi i casi di abbandono dei neonati. A fronte della rilevanza data a tali gravi notizie, meno precise risultano le statistiche e i dati al riguardo. Nell’esperienza di chi si occupa da sempre dell’abbandono dei bambini, il rifiuto del neonato riguarda soprattutto famiglie o madri straniere, sovente in condizioni di povertà e prive di permesso di soggiorno, ma anche ragazze italiane in situazione di isolamento sociale ed affettivo.
Un aiuto concreto per le madri. Le istituzioni aiutano le donne italiane e straniere che aspettano un bambino e che sono in difficoltà.
Assegni di maternità. Lo Stato italiano, in presenza di specifiche condizioni, riconosce un assegno di maternità per ogni figlio, anche se adottato o in affidamento pre-adottivo. L’importo dell'assegno è di € 1.747. Per ulteriori informazioni e chiarimenti e presentare la domanda rivolgersi all’Inps entro 6 mesi dalla nascita del bambino (o dall’effettivo ingresso in famiglia, in caso di affidamento). Anche i Comuni riconoscono assegni di maternità che spettano alle madri cittadine italiane o straniere, in possesso di carta di soggiorno. L’importo è di € 283,92 mensili per 5 mesi. I requisiti della madre per ottenere tali assegni sono: essere priva di alcuna altra indennità di maternità o che il reddito della famiglia non sia superiore a € 29.596 per nuclei di 3 persone. La domanda va presentata al Comune di residenza entro 6 mesi dalla nascita del bambino o dall'ingresso in famiglia in caso di adozione. L’assegno viene erogato dall’Inps.
Esenzione del ticket in gravidanza. Tutte le donne, anche straniere, possono fruire gratuitamente di tutte le prestazioni di laboratorio e le altre prestazioni specialistiche per la tutela della maternità, presso le strutture pubbliche e private accreditate.
Assistenza. I Comuni prevedono anche altre misure a sostegno delle madri in difficoltà economica. Per conoscere quali sono tali servizi e agevolazioni ci si può rivolgere ai servizi sociali del Comune di residenza.
Partorire in anonimato. Si può non riconoscere il bambino, mentre è reato abbandonarlo. Se la donna trova insuperabili difficoltà, è possibile partorire in anonimato e rinunciare al figlio garantendogli il diritto di crescere in una famiglia. Ogni donna ha il diritto di essere aiutata e informata sul fatto che si può partorire senza riconoscere il figlio. Anche se clandestina, l’immigrata può far nascere il proprio figlio in una struttura pubblica senza temere di subire provvedimenti di espulsione. Sia la donna sposata che quella non sposata hanno il diritto di riconoscere o meno il neonato.
La protezione del segreto sull’identità della madre. La scelta della donna di non riconoscere il figlio è rigorosamente protetta dalla legge. Coloro che, per motivi d’ufficio, siano venuti a conoscenza del nome della madre non possono rivelarlo e commettono reato se lo fanno.
Stato di adottabilità e adozione. Una volta partorito, alla fine della degenza, la madre potrà lasciare in ospedale il neonato, il quale verrà temporaneamente affidato ad un istituto. Tale misura serve anche a lasciar trascorrere il termine di 10 giorni previsto dalla legge, entro il quale i genitori possono decidere in ogni caso di riconoscere il figlio. Se ciò non avviene, il neonato verrà dichiarato adottabile. In questo caso, infatti, l'Ufficiale di Stato Civile, dopo aver attribuito al neonato un nome e un cognome, procede entro 10 giorni alla segnalazione al Tribunale per i Minorenni per la dichiarazione di adottabilità. Generalmente questi bambini vengono adottati in tempi rapidi dalle famiglie in attesa di adozione.
Divieto di espulsione. Non è consentita l’espulsione delle donne in stato di gravidanza o nei 6 mesi successivi alla nascita del figlio. Se straniera e non in regola, la madre può chiedere un permesso di soggiorno per motivi di salute per il periodo di gravidanza e fino a 6 mesi dopo il parto, avendo altresì la possibilità di iscriversi al Servizio sanitario nazionale.
Cosa fare in caso di bisogno. Per saperne di più, e per ricevere assistenza prima, durante e dopo il parto ci si può rivolgere nel Comune dove si risiede, ai centri di assistenza sociale ed ai consultori familiari. Si può chiedere consiglio presso i centri di ascolto delle associazioni di ispirazione religiosa presenti su tutto il territorio nazionale ed alle associazioni femminili che operano nell'ambito dell’assistenza giuridica e sociale presenti in tutti i comuni. Per partorire in anonimato ci si può recare presso i centri ospedalieri pubblici della propria zona di residenza, nei reparti di ginecologia e ostetricia, o ci si può rivolgere alla Asl, servizi sociali, sanitari ed educativi.
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