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«La Chiesa di Lecce in Moldavia. I testimoni raccontano»
Ragioni e contenuti di un evento ecclesiale e sociale


Lo scorso 10 ottobre si è svolto a Lecce il convegno ecclesiale «La Chiesa di Lecce in Moldavia. I testimoni raccontano». Alla presenza di circa 400 persone, alcuni protagonisti dell’operato della Fondazione Regina Pacis in Moldavia hanno raccontato, con l’incisivo linguaggio della testimonianza, il contenuto e senso della loro azione in questo Paese. Presenti l’Arcivescovo di Lecce mons. Cosmo Francesco Ruppi, e il vescovo di Chisinau mons. Anton Cosa, sono intervenuti: Dr. Ilie Zabica, Coordinatore della Fondazione Regina Pacis a Chisinau; Sen. Giovanni Pellegrino, Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Lecce; Avv. Anna Vittoria Devoto (Verona); Avv. Stefano Antonacci (Verona); Dr. Giovanni Bianchini, Cor Unum (Città del Vaticano); Don Pier Majnetti, Salesiano (Torino); Erio Malagoli, Imprenditore (Mosca). Alle 20, si è tenuto un incontro tra alcuni di questi testimoni e un centinaio di giovani dell’arcidiocesi di Lecce, desiderosi di cooperare con la Fondazione in Moldavia. In questa occasione è stata anche inaugurata una mostra fotografica sulle problematiche sociali della Moldavia e sull’azione là svolta dalla Fondazione Regina Pacis; le foto della mostra sono state elaborate da Franco Testa di Nizza Monferrato, in collaborazione con Sr. Cristina Camia, Manuel Mellace, Angela Fantoni e Tiziana Gambaruto, grazie anche al supporto fornito dall’azienda Transfer di Nizza Monferrato, dalla Provincia di Lecce e dall’industria BBC (Bernalda-Matera) di Nicola Benedetto.
Riportiamo due testimonianze degli intervenuti al convegno. La prima è di Ilie Zabica, che ha fatto un’ampia retrospettiva sull’attività della Fondazione Regina Pacis in Moldavia; la seconda è di don Pier Mainetti, che ha evidenziato le motivazioni personali dei gruppi di giovani volontari accompagnati in Moldavia in occasione di campi di animazione estivi.

La Fondazione Regina Pacis e i suoi cinque anni di presenza in  Moldavia
Nell’agosto del 2000 la Fondazione Regina Pacis decise di avviare la propria presenza in Moldavia, motivata soprattutto da un grave fenomeno che in quegli anni vedeva il Salento testimone di continui arrivi di giovani donne in Italia, attraverso l’Albania, da sfruttare nel mercato della prostituzione.
Per circa un anno abbiamo percorso le strade della Moldavia, dalla capitale ai villaggi lontani, soprattutto nelle famiglie delle ragazze e sempre accanto ai poveri. Giornate intere per le strade della Moldavia, in viaggio con mezzi di fortuna, facendo rientro in casa nelle tarde serate invernali e per poi ritornare di nuovo per le strade della capitale alla ricerca dei bambini poveri abituati a vivere nei tombini.
Per cui, nonostante la stanchezza si usciva di nuovo lungo le strade della capitale per trascorrere ore ed ore con questi bambini, sognando con loro famiglie e case. Ci sembra tutto così insolito, per me quasi assurdo. Ma siamo andati avanti.
In alcuni momenti mi sembrava una follia: ragazze che rientravano dall’Italia dopo lunghi periodi di sfruttamento, e noi a riportarle a case, difendendole da coloro  che le volevano ricondurre sulla strada; bambini di strada da accudire, portando loro da mangiare o recuperandoli dalle carceri dopo essere stati fermati dalla Polizia mentre rubavano; famiglie da assistere in baracche diroccate, fredde e spoglie di tutto; poveri da sfamare e curare. Per noi moldavi all’improvviso è apparso il mondo della povertà, con il quale avevamo sempre convissuto, perché anche noi poveri, ma di cui non avevamo nessuna consapevolezza.
Nei primi mesi dell’anno 2001 è stato aperto il primo ufficio, dove  ricevevamo la gente, ascoltavamo i loro problemi e soprattutto offrivamo delle soluzioni concrete.
Nell’agosto del 2001 abbiamo aperto il Centro accoglienza vittime della tratta: una casa, con quattordici posti letto, dove poter accogliere le ragazze che scappavano dalla prostituzione.
Ma non bastava svolgere opere di carità, ci voleva anche lo sviluppo del territorio, per cui nel settembre del 2001 è stata avviata l’Agenzia di sviluppo locale, che aveva come scopo quello di sostenere le imprese estere che volevano investire in Moldavia e quindi posti di lavoro per i poveri e per le ragazze, iniziative di ogni genere che permettevano a molti di poter sperare realmente in una crescita del territorio.
Troppi poveri, bisognava fare di più:
Nell’ottobre del 2001 è stato avviato il progetto delle “mense stradali”, infatti è iniziata la produzione e distribuzione di pasti a bambini ed anziani lungo le strade della Moldavia. Tre aiuto in città hanno iniziato a distribuire pasti caldi, pane, coperte, medicine. Come era commovente vedere agli angoli delle strade questa vecchie auto russe, con la scritta “Fundatia Regina Pacis”, dalle quali uscivano, ed ancora oggi, fumanti pentoloni di zuppa ed altro. Da allora tutti i giorni dell’anno, anche quando altre realtà in nome della festa non davano nulla, noi abbiamo distribuito pasti caldi.
E’ stato un momento molto bello di attenzione ai poveri, per cui siamo entrati nelle loro case, abbiamo conosciuto ancor di più miserie e sofferenze, condiviso anche la morte, dovendo accudire anche i cadaveri dei poveri, che ormai avevano solo noi come riferimento. Una donazione senza limiti.
Contemporaneamente bisognava contrastare il fenomeno della tratta ed impedire che trafficanti senza scrupoli rapissero le giovani donne moldave. E’ stata fatta una pubblicità per le strade in difesa della dignità della donna in collaborazione con il Ministero dell’Interno Italiano e ricevendo per l’inaugurazione dell’iniziativa la visita in Moldavia del Sottosegretario Onorevole Mantovano. Siamo andati nelle scuole, nei supermercati ed ovunque per dire a tutti che è giusto impedire che le donne diventino oggetto di sfruttamento. Abbiamo prodotto Una borsa in tela, con una scritta in difesa delle donne, che abbiamo distribuito a tutte le donne moldave, divenendo ancora oggi il simbolo della loro libertà e dignità.
Ogni occasione era utile per parlare alle gente.
Sono stata realizzate pubblicazioni e riviste. Non si poteva tacere.
I dati ufficiali dicono che il fenomeno è diminuito del 60%.
Agli inizi dell’ottobre del 2002 sono arrivate ad operare con noi le Suore Salesiane dei Sacri Cuori. Grazie alla loro presenza la Fondazione ha avuto la forza di fare anche una scelta ancor di più a beneficio dei bambini. Infatti abbiamo aperto la prima casa famiglia per i bambini di strada.
Inizialmente sono stati avviati dei laboratori. Successivamente la struttura è stata attrezzata anche per accogliere i bambini: oggi abbiamo nella casa-famiglia Regina Pacis sedici bambini di strada.
La Fondazione ha messo a disposizione delle Suore una struttura nella quale poter nel migliore dei modi servire i bambini, attraverso dei laboratori e dei momenti formativi. La lavorazione della carta, la lavorazione del legno, il laboratorio di pittura, l’animazione con i ragazzi.
Appena una settimana fa abbiamo anche inaugurato il laboratorio informatico ed il laboratorio tessile
E’ stato un momento eccezionale di crescita umana e cristiana, è stato soprattutto un momento in cui abbiamo scoperto il valore della Chiesa cattolica, sempre accanto ai poveri, agli ultimi, senza mai essere schiavo di nessuno. Sempre con la Chiesa di Lecce e la Chiesa di Chisinau, sempre con i poveri e per i poveri.
Nello stesso sono stati ampliati i servizi sul territorio, uscendo dalla capitale Chisinau e riuscendo ad essere presenti anche nelle zoni di confine, sia sul lato rumeno che quello ucraino.
In forme diverse sono stati raccolti carichi umanitari e distribuiti ovunque, sempre in accordo con le autorità locali.
E’ stata anche aperta una struttura per servire anziani e bambini nella città di Tiraspol, zona attualmente di conflitto bellico, dove permane una difficile situazione di contrasto tra la Russia e la Moldavia. Si tratta di un territorio dove sono elevati i rischi per l’incolumità del personale della Fondazione Regina Pacis, ma abbiamo scelto di esserci e di andare avanti.
L’11 marzo 2005 la Fondazione Regina Pacis, con l’aiuto di un gruppo di amici di Verona ha avviato un forno per la produzione del pane e dei dolci da distribuire ai nostri poveri. E’ stato un grande successo, non solo perché potevamo distribuire il pane, ma anche perché quel gesto di porgere un pezzo di pane ad un povero, per noi aveva il sapore del miracolo e della rivoluzione.
La Fondazione, fedele alla Chiesa, si è resa anche disponibile al Vescovo locale, accettando la responsabilità della formazione dei diaconi permanenti e il coordinamento della pastorale sociale.
La Fondazione è oggi radicata sul territorio, offre una intensa collaborazione in settori diversi, e nello stesso tempo è accreditata presso il Governo locale, soprattutto in materia di contrasto al traffico degli esseri umani.
In pochi anni si è cercato in ogni modo di essere a servizio dei poveri, offrendo non solo aiuti concreti, ma anche opportunità per crescere anche dal punto di vista socio-economico, alla luce sempre degli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa.
Chiudo il mio intervento rivolgendo prima di tutto un grande grazie alla Chiesa di Lecce ed a ciascuno di voi, per quanto avete fatto per la mia terra e per quanto ho imparato in questi anni di lavoro con la Chiesa cattolica, pur essendo io di religione ortodossa, ma fortemente stupito dal comportamento dei cattolici e dal loro amore per i poveri.
Un caloroso grazie a Monsignor Ruppi, il quale, nonostante i suoi numerosi impegni, è venuto cinque volte in Moldavia, per comprendere, amare e prendere le giuste decisioni.
Un grazie affettuoso a Monsignor Cosa, primo vescovo della Moldavia, che ha capito il valore della Fondazione Regina Pacis ed il suo amore alla Chiesa e ai poveri, offrendo ogni sostegno possibile.
Ma il grazie più vero è a don Cesare, un prete di tutti, amante della strada, silenzioso nel sacrificio, povero in tutto, basta vedere, ed io ne sono testimone, come vive in Moldavia, dove nessuno conosce i suoi sacrifici: giorni e notti trascorse per le strade della Moldavia e dell’Ucraina, rischiando nella difesa delle ragazze sfruttate, portandosi a casa bambini ed anziani.
Per i bambini e gli anziani in Moldavia don Cesare è il simbolo della libertà e quanto egli realizza ha anche il sapore della rivoluzione. Un ideologo del governo moldavo ha detto in pubblico: ”Meglio cento moldavi senza pane, anziché lasciare don Cesare distribuire un solo pezzo di pane”.
Ci stupisce come egli possa convivere con la sofferenza, senza mai dimenticare i poveri ed amarli preoccupandosi di loro in tutto. Mi sono spesso chiesto chi gli da la forza: l’ho capito un  giorno entrando nella sua casa a Chisinau e scoprendo che ha una cappella nella quale trascorre tanto tempo: ha fatto la casa di Dio tra le case dei poveri!
Grazie, don Cesare, la Moldavia ti attende, anche per sempre, perché i poveri sono il tuo pane quotidiano.

Ilie Zabica
Coordinatore Fondazione Regina Pacis, Chisinau

Formare per servire. L’attività dei volontari piemontesi in Moldavia e la loro formazione
Inizio questo mio intervento richiamando quanto espresso dai Vescovi del Quebec: “Bisogna passare dai corsi ai percorsi. Che vuol dire? La parola «corso» richiama immediatamente l’idea di programma, di una serie di lezioni sulla dottrina cristiana. Fa pensare a verità insegnate. Talvolta oggi i corsi fanno temere la ripetizione e l’indottrinamento. La parola «percorso» suggerisce l’idea dell’apprendimento della verità. Fa posto alla persona, alla sua autonomia, al suo cammino. Fa passare da una verità appresa a una verità sperimentata. Una verità fatta propria, verificata con l’esperienza, che diventa una convinzione personale”.
È in questa cornice che si colloca l’esperienza che in Piemonte abbiamo accumulato in questi anni come salesiani. Viene offerta alle nostre scuole, alle nostre parrocchie, ai nostri oratori (ma non solo a quelli salesiani…), la possibilità di vivere un’esperienza di servizio ai poveri, a chi si trova in situazione di bisogno, in Italia o all’estero. E questo allargando i confini della propria realtà (oratoriana o scolastica che sia…).
Concretamente: come servizio di Pastorale Giovanile, in collaborazione con i nostri confratelli salesiani nelle 39 case del Piemonte e Valle d’Aosta, diamo la possibilità ai giovani che lo desiderano e che gli stessi confratelli ritengono adatti e pronti, di vivere l’esperienza di cui sopra. Così ogni estate partono gruppi, guidati da due salesiani per gruppo, con destinazione Africa, Bolivia, Brasile, Est Europa (Russia, Bielorussia, Moldavia); in Italia spicca chiaramente il volontariato all’interno di Regina Pacis a S. Foca. In estate perché più liberi da studio o lavoro (logicamente sacrificando le proprie ferie).
La Moldavia è diventata un canale preferenziale vista la situazione sociale e il bisogno che realmente esiste; ma in modo particolare per la sensibilità e la disponibilità alla collaborazione del Vescovo, Mons. Anton Cosa, in primo luogo con il suo clero diocesano, e anche per l’affetto che ci lega a persone come don Cesare, i suoi collaboratori e le suore che si trovano in terra moldava.
Questa esperienza di volontariato ha due condizioni: 1) non parte chi vuole tout-court; il tutto è concordato con i sacerdoti salesiani responsabili dei vari centri; 2) parte solo chi ha effettuato un percorso di formazione; si tratta di una decina di incontri di tre ore l’uno e 2 weekend interi. Vari temi da quelli più sociali (globalizzazione, fenomeni migratori etc.) a quelli più spirituali (con vere e proprie lectio della Parola di Dio, che qualcosa avrà ben da dire al riguardo! Più un approfondimento della Redemtoris Missio). Crediamo così che solo chi ha motivazioni profonde ed evangeliche può condividere con i poveri. Altrimenti il reale pericolo è di usare le persone per la propria gratificazione. Per non dire poi del rischio di “consumare” le esperienze!

La stessa esperienza di volontariato ha tre obiettivi:
- condivisione (all’interno del gruppo e con le persone con cui si collabora in loco); ogni gruppo, tra l’altro, ha un ritmo di preghiera quotidiano fatto di liturgia delle ore, Messa, e spesso il rosario;
- servizio ai poveri;
- ritorno nel luogo dove ognuno vive e opera! (questa è per noi la cosa su cui insistiamo di più).

Dove andiamo portiamo quello che siamo capaci di fare e che è la nostra caratteristica come carisma salesiano e che ci ha insegnato don Bosco:  la cura dei più piccoli, dei giovani (e in Moldavia questa è una fetta di persone tra le più deboli, vista la scarsa considerazione che si ha di tutto l’ambito educativo…); l’animazione (penso ad esempio a un progetto nella parrocchia di Chisinau, di animazione diretta e scuola per animatori per i giovani moldavi che si sono dimostrate delle persone entusiaste e con molto da insegnare a noi!); la convinzione che educare le nuove generazioni, per noi secondo il sistema preventivo di don Bosco, è uno dei modi di fare politica e dare speranza al proprio paese. E quanto bisogno ha la Moldavia di tutto questo.
Al ritorno i nostri volontari non sono esattamente quelli che erano prima di partire. In loro si sono realizzate: una maggiore apertura (e questo è uno dei risultati dell’uscire dai propri confini, confortanti ma spesso con il rischio di demotivazione…); una maturazione umana e cristiana (le esperienze di condivisione con i poveri, se sei disponibile, ti cambiano); la richiesta di ulteriore formazione e offerta di animazione “missionaria”.
Così scrive nel suo diario Andrea, al termine di una giornata a Chisinau: “E’ stata una giornata piuttosto triste, siamo andati al funerale della mamma di Georghe. Era in una bara in mezzo allo stanzone buio dove vive tutta la famiglia e aveva la faccia tumefatta dalle botte che le avevano dato il coma.  Georghe era in piedi che ci aspettava, si era rasato il capo e per tutto il tempo in cui ci siamo trattenuti si è sforzato di non piangere, e ha resistito nonostante i suoi undici anni. I ragazzi di qua che sono cresciuti in mezzo alla polvere e agli scandali impressionano per la forza d’animo che posseggono. E’ paradossale che la povertà e la miseria molto spesso renda migliori chi ne è sottomesso. Nella seconda parte del pomeriggio siamo andati a trovare la famigli di Dima; speravamo di trovare la casa nelle condizioni in cui l’avevamo lasciato se non meglio ma siamo rimasti delusi. Valerio aveva sparso i cocci e la terra, che prima era accatastata in un angolo, sul sentiero che conduce all’ingresso: insisteva sul voler rifare un muretto. All’interno del buco era aumentato il disordine e la sporcizia. Alcuni di noi, non io, si sono fermati a rimettere a posto. A volte ti viene da pensare che quello che stai facendo sia tutto inutile, che non riuscirai mai a cambiare in meglio la vita delle persone che aiuti. Spero vivamente di aver cambiato qualcosa, di sicuro io sono cambiato”.

Don Pier Mainetti
Responsabile pastorale giovanile dei Salesiani in Piemonte, Torino

Intervento di Giovanni Bianchini (Cor Unum, Vaticano)

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